Descrizione
Una profonda gola scavata dalle acque del torrente Noce. Grazie alle sue ripide pareti rocciose, la forra di Santa Giustina ha mantenuto tratti di vegetazione di grande valore naturalistico. Il biotopo si configura come una sorta di “isola naturale” al centro di una vasta distesa di meleti, che caratterizza la Val di Non. Nonostante l’aspetto apparentemente selvaggio, il territorio è stato oggetto di importanti modificazioni ad opera dell’uomo. La più evidente è certamente rappresentata dallo sbarramento della forra con una diga, che ha creato un grande bacino artificiale a scopo idroelettrico: il lago di Santa Giustina. Un’opera faraonica, alta 152 metri, che ha formato il più vasto invaso artificiale del Trentino, capace di contenere 172 milioni di metri cubi d'acqua.
L’area era oggetto di frequentazione regolare da parte dell’uomo ben prima della costruzione della diga.
In corrispondenza di un vasto riparo sottoroccia scavato anticamente dal corso del Noce, sono infatti visibili e visitabili ancora oggi i resti dell’eremo di S. Giustina, risalente al VII secolo, che avrebbe ospitato eremiti fino al 1782.